lunedì 8 ottobre 2007

le città nella città

Una volta grande viaggiatrice, la signora non viaggia più da tempo.
Tutti i mezzi di trasporto le sono ormai preclusi, le stanno stretti.
Non prende più i pullman o i treni con le porte a chiusura automatica. Né traghetti o cabinovie. Ha detto addio agli aliscafi e considera le navi, anche le più imponenti, la quintessenza dell'angusto. Da tempo ha cancellato gli aerei dai suoi mezzi di locomozione. Non per paura di precipitare, ma perché non può restare chiusa in ambienti stretti.
Ma la signora ama ancora viaggiare, spostarsi, curiosare. E non ha dimenticato il brivido di piacere che si prova quando si organizza un viaggio, le carte spiegate sul tavolo e tutta la libertà e la fantasia mobilitate nella scelta dell'itinerario.
Il carattere della signora non è arrendevole neanche nei confronti del destino e poiché ha la fortuna di vivere nella grande città che molti considerano la più bella del mondo, la città che è impossibile conoscere del tutto, è nella città che programma il suo viaggio.
Parte al mattino presto, bagaglio leggero. Una borsa a mano, un libro. Alla fermata del tram il solito brivido di eccitazione prima di una partenza. Si siede dietro l'autista e via, si parte. Come una volta il mondo scorre dietro un finestrino, ma a brevi intervalli le porte si aprono e volendo, in ogni momento, la signora potrebbe essere fuori, libera come l'aria.
Scende nei pressi della grande piazza caotica e inizia ad esplorarne i dintorni con lo sguardo curioso con cui ha sempre guardato ai paesi diversi dal suo.
Grandi donne nere avvolte in tessuti dai colori sgargianti, con fantasiosi turbanti sulle belle teste erette, le vengono incontro. Piccoli uomini scuri, gli occhi vivacemente mobili, parlano tra loro in una lingua nervosa. Bambine con gli occhi allungati e treccine ritte sulla testa le intralciano il passo. Coppie con pelli brune passeggiano, lei in fruscianti shalwar kameez, lui con panciotti di seta sotto lunghe giacche con il collo alto.
Minuscole donne scurissime, le mani decorate con disegni marroni, il capo coperto da sciarpe bianche scivolano nella folla. Sul marciapiede affollato strusciano i sari colorati e grandi uomini neronotte in pantaloni verdi e gialli entrano nei caffè.
Le insegne dei negozi hanno lingue e caratteri diversi. Le merci, colori, consistenze, fogge insolite.
La signora cammina e osserva le giubbe pakistane, gli ampi pantaloni afghani, i bubu dell'Africa equatoriale, a disegni geometrici, con grandi campi di colore.
Nelle botteghe tigri, elefanti, giraffe in legno, minuscoli ombrellini cinesi con frange colorate, i copricapi di lana grezza dei mujahiddin di Massud, il cappotto a righe verdi e viola di Karzai, i grandi ponchos marroni e neri del Perù, le porcellane a grana di riso bianche e blù della Cina, le ciotole di legno scuro del Senegal, i complicati gioielli d'oro del Dubai. Una musica reggae raggiunge la signora da un alimentari giamaicano.
È tutto il mondo che si riversa nella grande piazza, tutti i paesi convergono e divergono.
Una cacofonia pulsante di vita la circonda. La signora l'assapora.
Ora siede a riposare nel giardino al centro della grande piazza. Legge qualche pagina del suo libro. La trottola di latta colorata di un piccolo cinesino le atterra tra i piedi. Alcuni vecchi con la pelle di cuoio sono assorti in un complicato gioco di tessere.
Si fa ora di pranzo e la signora esita indecisa tra il grosso ristorante degli uomini d'affari cinesi, con i suoi pesci esposti nelle vasche schiumeggianti o la minuscola trattoria indiana à importer. È il profumo di curry a vincere e la signora siede accanto a una famiglia indiana. Sul piatto accanto al riso le polpettine piccanti e la birra Cobra nel bicchiere di plastica.
La signora riprende il suo viaggio assaporando una pasta di mandorle e pistacchio. Entra nel grande mercato coperto. Gli odori forti, i colori accesi, le verdure mai viste, i tuberi enormi, i fasci di erbe, le polveri variegate la accolgono. Urtoni, grida, merci trascinate, voci incomprensibili, quel concerto meraviglioso che rimbomba sotto le grandi volte, viene da molto lontano e porta molto lontano. Un bazar! La signora sente il suo cuore allargarsi.
Nel padiglione accanto, due svelti sarti bangladeshi le prendono approssimative misure, in meno di un'ora le cuciranno calzoni di garza violetta. Intanto la signora gironzola nelle strade adiacenti. Compra piccoli souvenir per gli amici, sacchetti di spezie e bustine di perline colorate: sempre porta qualche piccolo dono di ritorno da un viaggio.
Quando si avvia di nuovo alla fermata del tram per una stradina interna, la signora è raggiunta da un forte odore di incenso. Lo segue come una traccia fin sulla porta di un piccolo locale ombroso. Un grande Buddha rosso, nero e oro siede sereno e accogliente tra i vapori di incenso. La signora sosta davanti alla grande statua, cui offre la sua piccola riflessione. Ora l'illusione è perfetta.
In quella città cui appartiene da sempre la signora prova forte il senso di estraniamento che è forse l'esperienza più preziosa di ogni viaggio. Sul tram che la riporta a casa la signora, stanca e felice, accosta la testa al finestrino. Sul tramonto si staglia un grande arco di marmo e due pini, alti e solenni, si muovono piano nel vento.
È bello tornare a casa.

7 commenti:

  1. E' bello riscoprire la propria città, vederla ogni tanto con l'occhio del turista. E poi credo proprio che per scoprire Roma una vita basti a malapena.

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  2. Marina...è un post bellissimo, uno dei più belli che hai scritto. Semplicemente perchè è il mio approccio alla vita romana. L'avrai notato in quel video delle vacanze romane che ho postato circa un mese fa.
    Io vivo le distanze di Roma come se fossero dei continui viaggi. Stabilisco percorsi, pause, pic nic, e giri turistici. A volte prendo un autobus a caso, da piazza dei cinquecento...e vado fino al capolinea e ritorno, guardando dal finestrino o semplicemente leggendo un libro. Vado a Villa Borghese, quando ho voglia di pace... Vado a p.zza Vittorio quando ho voglia di evadere...e di fare la spesa!!! ;-)
    Prima o poi, ci incroceremo...in uno dei tanti luoghi inesplorati della capitale...
    A prestooooo... :-D

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  3. Sì, è vero: si dovrebbe essere più spesso turisti nella propria città... Anche a Rimini, come nel tuo racconto che rapppresenta una realtà ormai condivisa, sono sempre di più i "concerti di voci incomprensibili che vengono da molto lontano e portano molto lontano".

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  4. Sono contenta di scoprire che altri viaggiano come me. Ormai le nostre città ci portano il mondo in casa, sta a noi apprezzarlo.
    @ Donnigio certo che ci incontreremo! Tu fai cose che faccio anche io. A mangiare il venerdì alla Moschea ci sei mai andato? E un altro posto fantastico è all'Ostiense il punto di incontro degli Ukraini, o al parcheggio di scambio della Tuscolana quello dei Rumeni..
    sono certa che ti riconoscerò dal ..passo d'uomo
    ciao e grazie marina

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  5. ...mi sono segnato questi luoghi. Grazie Marina. Ho ancora tanto da vedere, in fondo sono in capitale da poco più di un anno...
    Allora, a presto.... :-)

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  6. Certo che Roma è bella anche per questo.

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