lunedì 24 ottobre 2016

La Costituzione in emojitaliano


Il mio progetto è rivolto alle scuole, elementari e medie, nella convinzione che l’uso delle “faccette” ,questo strumento noto e familiare a tutti i ragazzi, possa suscitare in loro interesse, curiosità e partecipazione ed avvicinarli alla Costituzione.
La Costituzione in emojitaliano nasce dalla mia esperienza come traduttrice nell’ambito del progetto Pinocchio in emojitaliano, (http://www.treccani.it/export/sites/default/lingua_italiana/pdf/Chiusaroli_emojitaliano.pdf) traduzione collettiva proposta e curata dalla Professoressa Francesca Chiusaroli –Università di Macerata-Glottologia e Linguistica. 
La mia traduzione si muove nell’alveo di emojitaliano ma è personale; si avvale tuttavia della struttura morfo-sintattica costruita e stabilizzata dalla Professoressa Chiusaroli e in parte del lessico già codificato in @emojitalianobot.
La specificità del testo Costituzione ha reso naturalmente necessaria l’elaborazione di un glossario specifico, con l’inserimento di nuove corrispondenze lessicali -parola/emoji-, (con la ricombinazione di segni già esistenti in @emojitalianobot o con una loro risemantizzazione) e, data la sua natura giuridica, con l’utilizzo di una sintassi semplificata.
*parallelamente alla revisione del Pinocchio in emojitaliano anche la Costituzione in emojitaliano è suscettibile di revisione.
Saranno a disposizione di tutti gli interessati:
1-la traduzione con il testo in interlinea
2-la traduzione con i soli emoji
3-il glossario
Contatti: 
Twitter @marinapierani La Costituzione in emoji

Twitter @ineziessenziali





giovedì 20 ottobre 2016

mistero

Nello spam ho trovato vecchissimi commenti che risultano non pubblicati. Mi scuso e lo faccio ora.

giovedì 1 settembre 2016

Quasi un racconto/La villetta

Il Perotti li aveva contati, novecento dieci passi. Quattrocento cinquanta cinque all'andata e altrettanti al ritorno. Buoni passi di uomo di campagna, che quando dice in un'ora vado e torno, allo scoccare dell'ora te lo ritrovi davanti. Saliva alla villetta, le girava intorno, controllava gli scuri, il portoncino, la serranda della rimessa e ripartiva. A primavera tagliava qualche ramo dei lillà che crescevano torno torno, ormai disordinatamente, e se li riportava. Una volta alla settimana per cinquantadue settimane l'anno il Perotti compiva il suo ufficio. Sua moglie scuoteva il capo–Perché non la vende vorrei sapere, che senso ha lasciarla così, abbandonata, la farà mangiare dai topi!– Ma quando arrivavano i trecento euro pattuiti aveva già in testa la loro destinazione. Dopo undici anni esatti di quell'abbandono, un giorno di aprile, al parroco arrivò una telefonata: la signora era morta, sarebbe stata seppellita al paese dopo una breve benedizione. Il corteo funebre arrivò al mattino presto, due auto in tutto, in una il marito con una figura femminile accanto, nell'altra i due figli con le mogli. Quando scesero davanti alla chiesa si capì che la figura femminile era quella di una badante, forse un'infermiera: il vecchio era ridotto male, camminava incerto, ma avanzò senza guardare nessuno, curvo ma caparbio. Il feretro fu benedetto sul sagrato, nella chiesa neanche entrarono, risalirono in macchina e dritti al cimitero. 
Neanche un paesano si avventurò ad accodarsi, anche se il sorriso della signora nessuno se l'era dimenticato.
Il corteo non ripassò per il paese, prese una strada secondaria e sparì. 
Poi, nel tardo pomeriggio, si vide arrivare un'altra macchina, di un rosso amaranto che tutti ricordavano. Ne scese un uomo, più saldo, più eretto, ma vecchio anch'esso. –È lui!–, la voce passò come una rondine tra la gente. 
Al bar chiese un bicchiere di bianco, poi un altro. Gli tremavano le mani, ma poco. Si guardava intorno come se assaporasse qualcosa, intento in un ascolto remoto.
Risalì in macchina e prese la strada per la villetta. Fu mandato a chiamare il Perotti che arrivò in piazza serio e deciso e si avviò per i suoi quattrocento cinquanta cinque passi.
Quando ridiscese–L'ha lasciata a lui! – riferì. 
Il vecchio sovrintese ai lavori: volle che venissero iniziati dalla camera, dove da subito si stabilì.
Una volta a settimana tagliava un ramo di lillà e andava al cimitero. La sera scendeva in paese, beveva due bicchieri di vino bianco-mai uno di più– e ascoltava, ascoltava chissà cosa. Qualche volta sembrava che stesse per piangere. –I vecchi hanno la lacrima facile– dicevano gli uomini al biliardo, ammiccando. Le donne del paese invece, che dell'amore sapevano tutto, ogni tanto si mettevano in ascolto anche loro di qualcosa di remoto, come il vecchio amante, mai dimentico, mai dimenticato. 





Quasi un racconto/Il rodomonte

In lui c'era la vibrazione di un mondo dolente ma non arrivava agli occhi. Era più lontano e più sepolto. Si intuiva quando lui scuoteva la testa e allora pareva di veder cadere sul tavolo pensieri pesanti e voci scomposte. Beveva vino da un cartone ma aveva polsi sottili e la loro eleganza si trasferiva al cartone e il vino sembrava di annata buona e nobile casa.
Raccontava storie in cui lui non compariva mai; storie di onde alte come colline, di convolvoli accecanti di blu, di donne con pantaloni in lino bianco e sportive code di cavallo. Non erano storie tristi, nemmeno storie allegre; erano storie, tutto quello che era disposto a dire.
Conosceva una sola lingua fatta di molte lingue: il lessico più pazzesco e variegato che si fosse mai sentito.
–Non fare rodomontate– disse un giorno a un bambino che ne sfidava un altro con i pugni stretti "Provaci, dai provaci!". 
Subito dopo si alzò di scatto, facendo schizzare il vino dal cartone, e affondando con i piedi sulla sabbia risalì la duna. Lei lo rincorse per un po' ma camminare sulla sabbia era faticoso, e sapeva che comunque non lo avrebbe mai raggiunto, né sulla duna sterposa né nel passato che teneva per sé. –Auf wiedersehen– diceva all'autista quando scendeva dall'autobus e "meló, meló" mormorava quando incrociava una coppia che si teneva per mano.
Rideva con tutte le rughe che si intersecavano sul viso magro, rideva con stupore e innocenza, con la protervia dell'innocenza.
Tra sé e sé lei lo definiva una conoscenza, ma più volte a settimana passava davanti al chiosco dei giornali sul lungomare col cuore agitatissimo e i polmoni incasinati e anche se si avvicinava lenta, con occhi e passo indagatori, quando se lo trovava davanti aveva sempre  l'affanno, come dopo una corsa. Si erano conosciuti lì al chiosco, una mattina che il giornalaio si era allontanato e lui lo sostituiva. Ma da lei non volle i soldi: –I reduci non prendono i soldi da altri reduci– la fulminò. Lei pensò di essere protagonista di una irripetibile avventura e gli offrì in cambio un caffè. Lui chiese un bianco in un bicchiere di plastica –questo ce lo beviamo sul molo–.
Tutto qui, solo una conoscenza che si protrasse. Lei gli raccontava la sua vita, lui le sue storie. Lei si tagliò i capelli e smise i tacchi alti per seguirlo sulla duna; lui un giorno -un solo giorno- le posò un dito sul collo, come se le controllasse il battito, e scandì poche parole in una lingua che lei non riconobbe. Lo pregò, lo supplicò, di tradurre ma lui liquidò la faccenda con un'alzata di spalle e l'accenno di un brindisi col vino cartonato.     
"Tutto questo transfert", le disse una mattina –boring, boring, non diventerò mai la tua chioccia–.
Quando la duna andò a fuoco commentò guardandosi i piedi:–doloso o colposo un incendio è sempre un
assassino-. Lei perse il lavoro, lui ne trovò uno -così disse- e sparì. 
Era solo una conoscenza, lei si disse poi, un rodomonte. 



venerdì 24 giugno 2016

sempre in dialogo


È il lessico il problema.
Mi hai lasciato gli articoli
le congiunzioni
qualche avverbio
e tanti imperativi.
Tutti questi imperativi!
Se lo sapevo che partivi
studiavo un'altra lingua solo mia
così non potevi portarmela via. 
m.p.

giovedì 23 giugno 2016

addio, Sara

È morta in un incidente Sara Iommi, giovane amica di blog.
Il mio dolore per lei e per la sua povera mamma.

La conoscevate forse come guccia.
Qui potete vedere chi è Sara  gucciaguccia.blogspot.com

giovedì 19 maggio 2016

Quali pensieri passano?

Qualche volta mi sembra che tutto quello che so della vita coincida con tutto quello che so del dolore.
Quando questa lama mi affetta cervello e cuore interviene una specie di commozione liquida che affoga quel pensiero e insieme lo solleva, come un'onda, una di quelle onde che conosciamo tutti. 
Strapazzata da quella commozione non formulo un pensiero, piuttosto sento qualcosa che si esprime attraverso di me, qualcosa che dice che tutto quello che so della vita coincide con tutto quello che so del dolore e dell'amore.
L'amore. Il dolore. 
Mi dispiace scrivere qui queste parole, ma io sento —e poi penso— che amore e dolore non siano separabili.
Due lutti hanno segnato la mia vita. Due amori li hanno generati.
Amore e Morte "che per lo mar dell'essere" signoreggiano. Così ha scritto il poeta, il più vicino a me, il più amato, il più letto. 
Amore e Morte e il dolore che li lega.
A questo pensavo poco fa. 






domenica 24 aprile 2016

Mannaggia a loro

Uccelli e fiori e profumi e luce. Insomma mi urticano un po' perché il mio umore va su e giù e ora se ne sta giù. Ma io sono quella degli esercizi e dei trucchi. E l'esercizio c'è. Ruota intorno a mio nipote. Pensare che può andare al parco e giocare a pallone senza che faccia buio presto —questa piccola cosa— è un ottimo antidoto all'orticaria sentimentale da primavera rifiorente. 
Sono astuta, io!

Scrivo cose ridicole, lo so. Sono diventata minimalista. O meno pretenziosa.
Grazie per le vostre presenze. 
Non mi vedete ma vi sto abbracciando.  


Ah, metto una foto del mio terrazzo. 

lunedì 18 aprile 2016

ritorno a casa

Manco da mesi. Eppure questo posto che trascuro da tanto è come una casa-casa mia-e voi siete di casa. Siete la mia famiglia dell'iperuranio. 
Qui mi sento tranquilla. E persino protetta. Da così tanto tempo mi sento esposta a tutti i venti, a tutti gli imprevisti, a tutte le evenienze! 
La primavera dilata gli spazi, non so se ci avete fatto caso. Il fuori diventa più grande, tutti si spingono più lontano, sono più mobili, più avventurosi.
Per chi si è creato dei confini rassicuranti-pareti, persiane, porte- questi spazi nuovi che gli si aprono davanti costituiscono un'aggressione. Scatta un allarme interno e il primo riflesso è indietreggiare.
Che ci sia un posto in cui scriverlo, un posto dove passeranno -forse domani, forse fra un mese o due o quattro-persone amiche mi fa sentire meglio.
I blog? roba vecchia! dicono tutti. Avranno pure ragione loro, non discuto, ma se siamo disposti a riconoscere il nostro bisogno di comunicare, dobbiamo pure ammettere che la misura giusta, quella capace di accogliere e contenere il nostro bisogno è quella del blog. 
Ecco, volevo dire solo queste poche cose. 

A dire il vero non so se qualcuno mi leggerà, dopo tanto silenzio. Ma non è importante. Mentre scrivo io comunque vi penso, da qualche parte che non so, a fare cose che non so, ma, sempre, amici.
I miei amici di blog.Unici. Insostituibili.